Social Media Week Rome: ci vediamo il 12 settembre!

La location è di quelle particolarmente evocative: la Casina delle Rose di Villa Borghese, oggi più conosciuta come la Casa del Cinema. Un edificio che fino a qualche anno fa era in rovina e che è stato restituito alla città di Roma solo nel 2001. L’occasione è uno dei 10 eventi più innovativi al mondo, pensato per esplorare l’impatto culturale ed economico del Web e dei Social Network.
Sto parlando della Social Media Week – in calendario dall’11 al 15 settembre – per la quale sono stato scelto come speaker.
Di cosa parlerò?

Continua a leggere “Social Media Week Rome: ci vediamo il 12 settembre!”

Il caso FitTea: una strategia a metà strada tra endorsement, influencer marketing e spam.

Tutto inizia con un tea è il claim di Fittea by Fitvia, brand specializzato nella produzione di una vasta gamma di body detox tea dalle proprietà depuranti e antiossidanti, che aiutano a bruciare grassi e a sostenere il metabolismo con un programma di 28 giorni che promette – unito ad uno stile di vita sano, una dieta regolare e a movimento – di aumentare il benessere, far ritrovare l’energia e favorire un aspetto brillante e radioso.
Ciò che ha destato la mia curiosità è che il brand FitTea ha saputo sviluppare negli ultimi tempi una presenza massiccia sui canali Social – da Twitter a Instagram, a YouTube – con una grande quantità di contenuti, review, testimonianze, visual che raccontano i benefici del regime detox. Basti pensare che il profilo Instagram ufficiale FitTea conta oltre 1,8 milioni di follower: una media ben superiore ai competitor e all’industria in cui opera. A questo, però, si aggiungono gli account specifici per ciascun mercato (tedesco, spagnolo, italiano, francese).

La strategia di FitTea prende le mosse da una conoscenza approfondita del proprio mercato obiettivo, che si traduce in una campagna pensata per un pubblico prevalentemente femminile con protagonisti celebrity più o meno popolari che si ispirano a uno stile di vita sano, attento alla linea e al benessere. Tali personaggi sono ritratti in momenti di vita quotidiana, con il prodotto in bella vista e una citazione sull’importanza dell’essere in forma, depurarsi e prendersi cura del proprio corpo.
Negli Stati Uniti il brand è riuscito a coinvolgere una web celebrity del calibro di Kim Kardashian – e sorelle –  che hanno pubblicato una serie di scatti su Instagram in cui mostrano, oltre alle giunoniche forme, una confezione della portentosa tisana per promuovere – con rigoroso e opportuno hashtag #ad richiesto dallo stesso brand dopo non poche polemiche – le meraviglie del regime detox.

Coinvolgere profili di macro-influencer e celebrity è forse il sogno di qualunque marketer che si occupi di strategie di influencer marketing. Ma in buona sostanza, questo approccio può davvero rientrare a tutti gli effetti in una strategia di influencer marketing?

Continua a leggere “Il caso FitTea: una strategia a metà strada tra endorsement, influencer marketing e spam.”

Quattro cose che un influencer NON può fare

Sempre più spesso gli influencer sono considerati dalle aziende come la panacea a tutti i mali dell’odierno sistema pubblicitario. Il che in parte è vero: secondo uno studio realizzato da TapInfluence e Nielsen Catalina, una strategia di influencer marketing può portare ad un ROI undici volte maggiore rispetto ad una campagna pubblicitaria tradizionale. Il 40% degli utenti ammette di aver acquistato un prodotto on-line dopo averlo visto pubblicizzato da un influencer su Instagram, Twitter o YouTube, secondo un’analisi condotta nel 2016 da Twitter e Annalect. Non ultimo, il 71% dei marketer considera l’ongoing ambassadorship come la più efficace forma di influencer marketing, stando ad un The Influencer Marketing Manifesto realizzato da TapInfluence e Altimeter, sempre nel 2016.

È bene però comprendere che una campagna o un programma di influencer marketing può certamente produrre risultati e ampliare in maniera significativa la portata e l’efficacia di una strategia di marketing multicanale, ma non può essere considerata come stand alone. Continua a leggere “Quattro cose che un influencer NON può fare”

To pay or not to pay: il dilemma del compenso degli influencer

Partiamo da una premessa: non è possibile costituire una relazione efficace tra brand e influencer senza aver sgomberato il campo da qualsiasi fraintendemento circa le modalità di retribuzione degli influencer.

Molte aziende ancora oggi storcono il naso di fronte all’idea che debba essere previsto un compenso per l’attività svolta dagli influencer. Altre, invece, pretendono di avere un controllo esclusivo sui processi di content creation perchè ritengono che il pagamento di un compenso possa giustificare qualsiasi tipo di intervento o richiesta. Questo approccio dimostra quanto, ancora oggi, la maggior parte delle aziende consideri l’influencer marketing come una mera estensione di una campagna di advertising – dunque, alla stessa stregua di un qualsiasi altro media integrato nei canali Paid – pretendendo un controllo assoluto del messaggio e dei contenuti creati. Si tratta di un atteggiamento cieco ed ottuso, perché priva la strategia di influencer marketing di quell’autenticità e trasparenza che la contraddistinguono da qualsiasi altro messaggio promozionale interruttivo.  Continua a leggere “To pay or not to pay: il dilemma del compenso degli influencer”

Il dibattito sul marketing dell’influenza in Italia.

I tempi sono maturi perché anche in Italia possa affermarsi un dibattito e una cultura del marketing dell’influenza“: è con questa idea che mi sono avventurato nella scrittura del mio primo saggio, Influencer Marketing 2.0.
Le aziende ancora oggi faticano a comprendere cosa sia l’influencer marketing e da addetto ai lavori mi rendo conto che molto più spesso si investe in influencer marketing senza una conoscenza effettiva di quello che è il marketing dell’influenza, il ruolo e il potenziale degli influencer coinvolti e le tecniche distributive più efficaci per assicurare che i contenuti creati raggiungano il mercato di riferimento e rispondano agli obiettivi di business. Manca, in ultima sintesi, un approccio strategico e un orientamento all’influencer marketing autentico.

Continua a leggere “Il dibattito sul marketing dell’influenza in Italia.”