Neuroscienze e influencer strategy: qual è il nesso?

Gli sviluppi recenti delle neuroscienze e il consolidamento della scienza dell’influenza come disciplina integrata hanno favorito un consistente incremento da parte di brand e aziende dell’impiego di modelli di marketing basati sull’influenza generata dagli stimoli e dalle percezioni che la nostra mente è in grado di produrre dietro opportune sollecitazioni. Simili stimoli sono di gran lunga più efficaci e amplificati se prodotti da individui in grado di esercitare una influenza consistente rispetto a specifici obiettivi di business dei brand, distribuiti attraverso le piattaforme Social e attraverso contenuti pertinenti rispetto agli obiettivi e ai bisogni dell’audience: gli influencer – termine stavolta impiegato nella sua accezione più vasta.
L’obiettivo è orientare il processo decisionale di acquisto attraverso pattern sempre più complessi e incentrati sul ruolo strategicamente essenziale giocato dai fattori emotivi e irrazionali che presiedono ai nostri impulsi.
Ma che nesso c’è tra influencer strategy e neuroscienze? Continua a leggere “Neuroscienze e influencer strategy: qual è il nesso?”

Etica e influencer marketing alla Social Media Week Rome 2017

Trenta minuti mi sembravano pochi, eppure sono riuscito a parlare di tutto: di Chiara Ferragni e Kim Kardashian, dello strampalato comunicato dell’AgCom che parla dei “selfie pubblicitari dei Vip”, dell’onnipresenza Social di FitTea, di Influencer Marketing 2.0 e micro-influenza. Continua a leggere “Etica e influencer marketing alla Social Media Week Rome 2017”

Social Media Week Rome: ci vediamo il 12 settembre!

La location è di quelle particolarmente evocative: la Casina delle Rose di Villa Borghese, oggi più conosciuta come la Casa del Cinema. Un edificio che fino a qualche anno fa era in rovina e che è stato restituito alla città di Roma solo nel 2001. L’occasione è uno dei 10 eventi più innovativi al mondo, pensato per esplorare l’impatto culturale ed economico del Web e dei Social Network.
Sto parlando della Social Media Week – in calendario dall’11 al 15 settembre – per la quale sono stato scelto come speaker.
Di cosa parlerò?

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Ma Chiara Ferragni è davvero una influencer?

Ok, lo ammetto, il titolo può risultare una mera provocazione ma è nato tutto da un interessante articolo pubblicato da Osvaldo Danzi su Wired Influencer: condivisione di competenze o svendita di follower?.

Con la sua consueta lucidità, Danzi si interroga se non sia il caso di aprire una dibattito serio non solo sui temi della regolamentazione in materia di influencer marketing ma anche sull’effettiva opportunità per le aziende di coinvolgere profili di opinion leader autenticamente rilevanti e competenti per gli obiettivi di business del brand e armoniosamente calibrati sui bisogni e gli interessi dell’audience di riferimento. Continua a leggere “Ma Chiara Ferragni è davvero una influencer?”

The Netflix effect: come trasformare un brand in uno stile di vita.

Forse non tutti sanno che Netflix è stata fondata nel 1997 e si era originariamente posizionata sul mercato nel campo del noleggio via posta di DVD e videogiochi, sulla falsa riga del suo principale – e a quei tempi più noto – competitor, Blockbuster. Solo nel 2008 l’azienda si è affermata come piattaforma online di streaming, abbandonando così il modello di business fondato sul noleggio e avviando un piano di espansione prima in Sudamerica e poi in Europa, raggiungendo nel primo quarter 2017 oltre 98.75 milioni di abbonati. La consacrazione di Netflix avviene non grazie ad alcune implementazioni del servizio di streaming – tra cui l’apertura all’HDR e alla disponibilità di contenuti offline – ma soprattutto nel campo della produzione. Serie cult come House Of Cards, Orange is the New Black, Stranger Things, 13 Reasons Why sono alcuni dei nomi più popolari e amati. A questo, si aggiunge un catalogo di tutto rispetto, con produzioni indipendenti, serie storiche degli anni ’90, film e documentari, che rendono, di fatto, l’offerta di contenuti adatta anche alle più esigenti nicchie di mercato.  Il catalogo di Netflix, infatti, viene periodicamente arricchito sulla base di un set specifico di nicchie conglomerate caratterizzate da audience con interessi e bisogni differenti, servite simultaneamente grazie allo streaming e monitorate nei comportamenti e abitudini. È in questo modo che il brand di Los Gatos è in grado di soddisfare le aspettative di oltre 93 milioni di abbonati. È tutto qui il segreto del successo dell’azienda fondata da Reed Hastings e Marc Randolph? Continua a leggere “The Netflix effect: come trasformare un brand in uno stile di vita.”

Perchè l’industria del gaming non può fare a meno degli influencer?

Il 2016 è stato un anno d’oro per il mercato dei digital game, non solo perchè, nel complesso, l’industria ha toccato i 91 miliardi di dollari di fatturato ma perchè si è registrato un notevole incremento di piattaforme, new media e contenuti on-line.
Da cosa nasce il successo digitale dell’industria del gaming e perchè questo settore si presta in maniera così agevole e naturale – in un connubio praticamente perfetto – con una strategia di influencer marketing? Continua a leggere “Perchè l’industria del gaming non può fare a meno degli influencer?”

Il caso FitTea: una strategia a metà strada tra endorsement, influencer marketing e spam.

Tutto inizia con un tea è il claim di Fittea by Fitvia, brand specializzato nella produzione di una vasta gamma di body detox tea dalle proprietà depuranti e antiossidanti, che aiutano a bruciare grassi e a sostenere il metabolismo con un programma di 28 giorni che promette – unito ad uno stile di vita sano, una dieta regolare e a movimento – di aumentare il benessere, far ritrovare l’energia e favorire un aspetto brillante e radioso.
Ciò che ha destato la mia curiosità è che il brand FitTea ha saputo sviluppare negli ultimi tempi una presenza massiccia sui canali Social – da Twitter a Instagram, a YouTube – con una grande quantità di contenuti, review, testimonianze, visual che raccontano i benefici del regime detox. Basti pensare che il profilo Instagram ufficiale FitTea conta oltre 1,8 milioni di follower: una media ben superiore ai competitor e all’industria in cui opera. A questo, però, si aggiungono gli account specifici per ciascun mercato (tedesco, spagnolo, italiano, francese).

La strategia di FitTea prende le mosse da una conoscenza approfondita del proprio mercato obiettivo, che si traduce in una campagna pensata per un pubblico prevalentemente femminile con protagonisti celebrity più o meno popolari che si ispirano a uno stile di vita sano, attento alla linea e al benessere. Tali personaggi sono ritratti in momenti di vita quotidiana, con il prodotto in bella vista e una citazione sull’importanza dell’essere in forma, depurarsi e prendersi cura del proprio corpo.
Negli Stati Uniti il brand è riuscito a coinvolgere una web celebrity del calibro di Kim Kardashian – e sorelle –  che hanno pubblicato una serie di scatti su Instagram in cui mostrano, oltre alle giunoniche forme, una confezione della portentosa tisana per promuovere – con rigoroso e opportuno hashtag #ad richiesto dallo stesso brand dopo non poche polemiche – le meraviglie del regime detox.

Coinvolgere profili di macro-influencer e celebrity è forse il sogno di qualunque marketer che si occupi di strategie di influencer marketing. Ma in buona sostanza, questo approccio può davvero rientrare a tutti gli effetti in una strategia di influencer marketing?

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Web Marketing Festival 2017: il mio bilancio.

Un’affluenza di oltre cinquemila persone, un’agenda di appuntamenti, incontri e approfondimenti, musica, ospiti, dibattiti, oltre a ben duecento workshop alternatisi tra le maestose sale del Palacongressi di Rimini.
Gli ingredienti di questa quinta edizione del Web Marketing Festival sono stati davvero tanti. E talvolta inaspettati: come il filo rosso che ha unito questa roboante due-giorni di formazione e incontri: il riferimento ai cento passi di Peppino Impastato- a quarant’anni da Radio AUT, a ricordarci quanto la società debba essere affamata di buona comunicazione –  e l’impegno verso una nuova cultura del marketing digitale che vada oltre i freddi KPI e gli obiettivi di business ma che investa il nostro essere imprenditori della società – la citazione è del patron Cosmano Lombardo – e sia raccontata attraverso dei punti cruciali come la digitalizzazione del Paese, il rapporto tra web e legalità, il tema dell’accessibilità e l’integrazione.

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Quattro cose che un influencer NON può fare

Sempre più spesso gli influencer sono considerati dalle aziende come la panacea a tutti i mali dell’odierno sistema pubblicitario. Il che in parte è vero: secondo uno studio realizzato da TapInfluence e Nielsen Catalina, una strategia di influencer marketing può portare ad un ROI undici volte maggiore rispetto ad una campagna pubblicitaria tradizionale. Il 40% degli utenti ammette di aver acquistato un prodotto on-line dopo averlo visto pubblicizzato da un influencer su Instagram, Twitter o YouTube, secondo un’analisi condotta nel 2016 da Twitter e Annalect. Non ultimo, il 71% dei marketer considera l’ongoing ambassadorship come la più efficace forma di influencer marketing, stando ad un The Influencer Marketing Manifesto realizzato da TapInfluence e Altimeter, sempre nel 2016.

È bene però comprendere che una campagna o un programma di influencer marketing può certamente produrre risultati e ampliare in maniera significativa la portata e l’efficacia di una strategia di marketing multicanale, ma non può essere considerata come stand alone. Continua a leggere “Quattro cose che un influencer NON può fare”

To pay or not to pay: il dilemma del compenso degli influencer

Partiamo da una premessa: non è possibile costituire una relazione efficace tra brand e influencer senza aver sgomberato il campo da qualsiasi fraintendemento circa le modalità di retribuzione degli influencer.

Molte aziende ancora oggi storcono il naso di fronte all’idea che debba essere previsto un compenso per l’attività svolta dagli influencer. Altre, invece, pretendono di avere un controllo esclusivo sui processi di content creation perchè ritengono che il pagamento di un compenso possa giustificare qualsiasi tipo di intervento o richiesta. Questo approccio dimostra quanto, ancora oggi, la maggior parte delle aziende consideri l’influencer marketing come una mera estensione di una campagna di advertising – dunque, alla stessa stregua di un qualsiasi altro media integrato nei canali Paid – pretendendo un controllo assoluto del messaggio e dei contenuti creati. Si tratta di un atteggiamento cieco ed ottuso, perché priva la strategia di influencer marketing di quell’autenticità e trasparenza che la contraddistinguono da qualsiasi altro messaggio promozionale interruttivo.  Continua a leggere “To pay or not to pay: il dilemma del compenso degli influencer”

“Paid Partnership with”: Instagram lancia la sfida per un approccio etico al marketing dell’influenza

La regolamentazione dei contenuti sponsorizzati è una delle tematiche più complesse e delicate di una strategia di influencer marketing. Qual è il confine esatto tra pubblicità e contenuto nativo? E in che modo i consumatori percepiscono – e riconoscono – un contenuto pubblicitario pubblicato dalla propria web celebrity preferita senza inciampare in messaggi confusi e ingannevoli?

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Web Marketing Festival 2017: ci sarò!

Fervono gli ultimi preparativi per la quinta edizione del Web Marketing Festival, che si terrà al PalaCongressi di Rimini il 23 e 24 giugno e vedrà coinvolti i principali esperti italiani e internazionali in tema di innovazione tecnologica e digitale. Sono circa 200 i relatori coinvolti in una vasta gamma di tematiche, dai Social Media al SEO, dal Turismo all’E-commerce, ad Analytics, alle più recenti tematiche di innovazione come Chatbot o il Programmatic. Tra questi, anche il sottoscritto! Nei mesi scorsi, infatti, ho partecipato e superato le selezioni della #callforspeaker e terrò un workshop il 24 giugno su uno dei temi che mi sta più a cuore, l’influencer marketing.

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Il dibattito sul marketing dell’influenza in Italia.

I tempi sono maturi perché anche in Italia possa affermarsi un dibattito e una cultura del marketing dell’influenza“: è con questa idea che mi sono avventurato nella scrittura del mio primo saggio, Influencer Marketing 2.0.
Le aziende ancora oggi faticano a comprendere cosa sia l’influencer marketing e da addetto ai lavori mi rendo conto che molto più spesso si investe in influencer marketing senza una conoscenza effettiva di quello che è il marketing dell’influenza, il ruolo e il potenziale degli influencer coinvolti e le tecniche distributive più efficaci per assicurare che i contenuti creati raggiungano il mercato di riferimento e rispondano agli obiettivi di business. Manca, in ultima sintesi, un approccio strategico e un orientamento all’influencer marketing autentico.

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