Carpisa: la cialtroneria è il male del marketing in Italia.

Un rientro dalle ferie decisamente movimentato, nel mondo del marketing e dell’advertising italiano. Mentre on-line si discute ancora sull’opportunità di uno spot irriverente su un improbabile asteroide che colpisce una madre ostinata che rifiuta il concetto di una merenda nutriente e gustosa, il vero colpaccio è del brand Carpisa e di un osceno concorso on-line destinato a scovare un nuovo stagista.

La notizia è riportata già sui principali quotidiani e ha creato un notevole buzz in Rete sulla perversa idea di voler subordinare alle logiche di un concorso l’individuazione di uno stagista che entrerà a far parte del team marketing e comunicazione del noto brand napoletano produttore di borse. Ma ciò che trovo maggiormente scandaloso è la dinamica del concorso, organizzato – secondo quanto riportato sul regolamento del minisito dedicato “Vinci con Carpisa” – dalla società Promosfera Srl.

Gli aspiranti stagisti, infatti, dovranno acquistare una borsa Carpisa della nuova collezione Donna 2017/2018 – rigorosamente nei punti vendita e non attraverso l’e-commerce, nonostante si tratti di un concorso on-line – compilare il form di registrazione inserendo il codice dello scontrino di acquisto – sì, proprio come con le collezioni punti del Supermercato –  allegare il proprio curriculum vitae e un elaborato consistente in un piano di comunicazione per il lancio sul mercato della capsule collection Carpisa firmata da Penelope Cruz. I punti salienti del piano sono la definizione dei punti di forza e il messaggio del prodotto, l’analisi del posizionamento del brand, gli obiettivi del lancio e il target di riferimento, il budget di investimento e un dettaglio delle tattiche di comunicazione. Il vincitore sarà individuato da una giuria di incaricati sulla base della qualità del progetto presentato e sulla coerenza del profilo del candidato con il ruolo richiesto.
Cosa si vince? Un contratto di stage della durata di un mese presso l’ufficio marketing Carpisa, con un rimborso spese del valore di €500, l’alloggio presso la Foresteria disponibile per i dipendenti della società, pranzo nella mensa aziendale, alloggi per cena anche nel week-end.

Ora, alcune considerazioni.  Sono sempre stato molto critico rispetto ad ogni concorso la cui partecipazione richieda attività simili a un lavoro professionale, come l’ideazione di loghi o slogan pubblicitari. Sono lesivi della dignità professionale di copywriter e grafici, pregiudicano l’idea che il lavoro debba essere retribuito – un concetto non sempre chiaro alle aziende italiane – e non sottoposto a qualsiasi dinamica di sorte. Il caso Carpisa, però, li supera tutti. Non è facile per un addetto ai lavori restare composti, di fronte a tanta cialtroneria e superficialità. E mi è difficile stabilire cosa sia più grave, l’idea che uno stage sia assimilabile ad una lotteria o forse che un lavoro così complesso come la stesura di un piano di comunicazione – un progetto, questo, che richiede tempo, professionalità, competenze, investimenti – possa essere affidato ad un inesperto stagista di belle speranze, che pur di entrare nel mondo del lavoro è anche costretto ad acquistare una borsa presumibilmente made in Taiwan.
Nessuno ai piani alti di Kuvera ha pensato all’opportunità di una simile iniziativa? Nessun dubbio, nessuna perplessità? Possibile che un’azienda sia così a corto di idee e così poco rispettosa delle professionalità coinvolte nel marketing e nella comunicazione al punto da sfruttare così biecamente le energie e le speranze di giovani neo-laureati e ripagarli con una misera paghetta da 500 euro e un alloggio in Foresteria? Uno scenario degno delle peggiori realtà industriali italiane: aziende senza una testa pensante, che puntano esclusivamente alla vendita, che non hanno mai saputo maturare un genuino orientamento al marketing prima, e al cliente, poi. Un’azienda dove ai piani alti presumibilmente girano troppi signorsì e poche menti lucide capaci di analizzare rischi e benefici di iniziative pensate senza un obiettivo specifico e senza un minimo buon senso.
Perchè diciamolo: qual è il vero obiettivo di un concorso on-line, se non quello di acquisire lead, generare buzz intorno ad un marchio, creare engagement con un messaggio distintivo intorno a un nuovo prodotto? Non c’è nulla di tutto questo, se non l’improbabile – e, ripeto, perversa – volontà di raccogliere lead e curriculum di aspiranti neo-Fantozzi pronti a immolarsi, scontrino alla mano a dimostrazione dell’avvenuto acquisto, pur di avere un’opportunità di lavoro. Retribuita male e con nessuna prospettiva di inserimento futuro.

Ovviamente non sono mancati i commenti negativi degli utenti sulla Pagina Facebook Carpisa. A cui, come immaginabile, l’azienda non risponde, coerentemente con il proprio atteggiamento cieco e cialtrone.

 

Carpisa-Concorso-Commenti-FB.jpg

Sì, comincio davvero a pensarla come una nota Maître à penser dei nostri tempi.

elenoire-ferruzzi-panico

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